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Criminale o santa? Una donna di cuore … Lisa Bosia-Mirra

È ormai passata una settimana dalla sentenza di colpevolezza  che vede la deputata Lisa Bosia condannata per favoreggiamento all’immigrazione clandestina, nonostante gli innumerevoli elogi ricevuti dallo stesso magistrato per lo splendido lavoro da lei svolto con la sua associazione Firdaus.
Ovviamente sui giornali, sul web, come per strada, dopo la sentenza si è scatenato il putiferio fra chi ne vuol la testa e chi la vuole santa. Come lei stessa dice non è un’eroina moderna votata al martirio, è solo una donna buona ed altruista, che si è trovata confrontata con una tragedia immane ed ha cercato di rendersi utile secondo il principio: “fa per gli altri ciò che vorresti venisse fatto per te, se ti trovassi nelle medesime condizioni”.  Deve dimettersi ? No, non solo per il fatto che all’epoca dei fatti il trattato di Dublino III era sospeso per buona parte dei paesi membri della UE , ma perché infondo dire che Lisa Bosia-Mirra è colpevole di aver favorito l’immigrazione clandestina, è come voler affermare che i minori non accompagnati, donne, bambini ed anziani non sono persone da considerarsi deboli e bisognose, quindi aventi pieno diritto di accedere alla procedura di ricongiungimento familiare. Diritto sancito dalla stessa norma europea in tema di migrazione da paesi extracomunitari.

Ma è colpevole o no? Sì, è decisamente colpevole di aver un grande cuore e non aver resistito alla tentazione di aiutare alcuni profughi in serie difficoltà a raggiungere i loro cari senza rispettare i lunghissimi tempi della burocrazia. La consigliera socialista in pratica paga l’impazienza, ma … ma come darle torto?
Dopo mesi passati a portare aiuti nei campi profughi in Grecia, collezionando drammatiche storie, raccogliendo lacrime, lottando per rispettare gli appuntamenti via skype  che avrebbero permesso ai profughi di raggiungere la loro meta,  vedendo infrangersi contro il muro del trattato di Dublino III speranze e sogni di centinaia …migliaia di fuggiaschi, che si ammassavano disperati all’estrema frontiera sud-est dell’Europa, e lì molti son rimasti in condizioni indicibili cullati dall’illusione del ricollocamento.
Dopo aver passato mesi sulle coste siciliane ad assistere i richiedenti asilo infreddoliti, spauriti, disperati. Giorno dopo giorno fra infinite file di uomini, donne, bambini che si accalcano speranzosi e file infinite di corpi ammassati senza vita. Ore infinite a cercare braccia sicure per piccoli fagottini piangenti, per tutte quelle piccole creature indifese rese spesso orfane da un’onda di troppo.
Ebbene sì, dopo tutto questo l’onorevole Bosia, sopraffatta dal senso d’impotenza, nell’estate del 2016, di fronte alla stazione di Como, si è macchiata di un grave delitto: ha cercato di favorire il ricongiungimento famigliare e sfavorire la delinquenza. Addirittura la delinquenza? Ebbene sì, cercando di garantire a dei giovani disperati un futuro fatto di affetti ed integrazione, l’onorevole Bosia-Mirra ha impedito finissero prede della malavita, spinti dall’istinto di sopravvivenza e privi com’erano di punti di riferimento affettivi, sarebbe stato facile per loro cadere nelle spire della prostituzione, dello sfruttamento e dello spaccio.

Dunque è innocente? Non proprio innocente, ma come infondo il giudice ammette nella sua condanna, da molti considerata lieve … l’unico vero reato della signora Bosia-Mirra è stato di non aver avuto pazienza e non aver rispettato gli infiniti tempi burocratici, tempi che da giorni divengono settimane, mesi e alle volte anni. Lungaggini che violano anch’esse la legge sull’immigrazione, dal momento che nella stessa viene più volte specificato che tutte le procedure devono essere compiute nel più breve tempo possibile, poiché chi non ha più nulla non può permettersi di perdere anche il tempo.
Lisa Bosia-Mirra ha dunque commesso il grave reato di aver voluto aiutare donne, bambini e minori non accompagnati a raggiungere nel più breve tempo possibile il loro coniuge, genitore, fratello o zio, da tempo felicemente immigrato nel vecchio continente, perché …  perché la famiglia è casa, protezione, calore, conforto, sicurezza, supporto, aiuto, rinascita ed integrazione.
In attesa della ridiscussione del accordo di  Dublino III e la pubblicazione del trattato di Dublino IV, attesa per gli inizi 2018. La deputata Ticinese ha deciso di proseguire la sua battaglia di denuncia dei mal funzionamenti del sistema, che seppellisce la dignità e l’umanità sotto montagne di carta, presentando un ulteriore ricorso contro la sentenza emesse giovedì 28 settembre 2017 e …..marciando senza sosta.

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Como/Chiasso : Il Cerbero Suisse e il Tam Tam umanitario…l’Europa?

“Che cattivo gusto sbattere  sui social e sui giornali, con tanto  di fotografie, le altrui disgrazie,  dolori ed affanni.” In questi mesi è stata  così criticata l’iniziativa di alcuni operatori umanitari che, per disgrazia o per fortuna, si trovano a rivestire anche dei ruoli istituzionali di rilievo che danno visibilità. Molti vorrebbero i politici chiusi nei palazzi governativi a legiferare fra dati, tabelle e statistiche… se no come possono poi  lamentarsi che la classe politica è deficitaria, assente, distratta, priva di una visione della realtà del paese ed attaccano gratuitamente chiunque, per qualsiasi cosa, urlando “I politici da noi pagati non fanno nulla!”?

Aiutare il prossimo in silenzio sarebbe la regola. Regola vera e giusta fino a poco tempo fa, ma è una regola ancor valida nella nostra società mediatizzata? Il politico fuori dalle stanze del potere non deve dare nell’occhio specie se, nel privato, è socialmente attivo. È alto il rischio di banalizzazione e riduzione del proprio operato a una semplice mossa politica di nessuna rilevanza umanitaria e sociale …ma oggi correre questo rischio è d’obbligo. Senza il Tam Tam mediatico nulla si muove o smuove. Giusto? Sbagliato? Chi può realmente dirlo. Nessuno ha l’effettivo diritto di poter giudicare la correttezza di questo meccanismo, essendo tutti schiavi del “ Se non ne parlano sui giornali, in TV, alla radio o sul Web il fatto non esiste”.

Esagerda? No! La dimostrazione l’abbiamo a Como. Se non vi fossero stati mesi di, articoli, post su FB con il relativo scatenarsi di polemiche, anche grazie alla possibilità di avere una certa visibilità di alcuni volontari, si sarebbe potuto arrivare ad avere un’area, con moduli abitativi, per ospitare e aiutare i profughi in transito a Como gestita dalla Croce Rossa? Dubito! Il Tam Tam mediatico ha portato in visita a Como-Chiasso alti funzionari Bernesi. Viaggio sicuramente organizzato per non far sentire i Ticinesi abbandonati da Berna, divenuto un’esperienza forte, di presa visione della realtà. Realtà che nessuna carta o dato, può certificare o descrivere. Realtà che se non vista, anche se solo per pochi istanti, non può essere creduta e capita. Come si possono trovar soluzioni a problemi che non si comprendono…e neppur immaginano?

Cosa ha prodotto tanto parlare, discutere, postare, litigare, filmare, testimoniare, fotografare e “toccar con mano”? Solo una visitina delle autorità con annesso corteo di giornalisti e l’installazione di un campo profughi poco lontano dalla stazione di Como? No!  L’attenzione si è innalzata al punto che il governo federale sta muovendosi, con tutta la sua mole di carte, per trovare una soluzione valida che non trasformi la Svizzera in un corridoio di transito o in una porta chiusa per il Nord d’Europa, molti dei migranti presenti a Como-Chiasso sono fragili hanno bisogno quanto prima di un alloggio, di aiuto e sostegno. Il Ticino è un cantone fragile, visto il difficile momento economico che sta vivendo, due fragilità che, senza un valido aiuto esterno, non possono convivere a lungo senza distruggersi a vicenda. Con il governo si sono mosse tutte le grandi  organizzazioni umanitarie internazionali e nazionali  come dell’OSAR (organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati) la cui direttrice Miriam Behrens soggiorna a Chiasso per poter meglio capire e valutare cosa sia più opportuno fare, considerando che fra rifugiati vi sono molte donne e bimbi. All’interno dei campi di transito e permanenza Pro Juventute allestirà delle aree di gioco, per aiutare i bimbi a superare i traumi di questa esperienza terribile e ritrovare un’apparente normalità.

Nel frattempo a Rancate un hangar verrà adibito a campo di transito, a spese della confederazione, per facilitare il compito delle guardie di confine presenti a Chiasso. Si spera che In questo centro si cerchi di capire dove i migranti vogliono e possono andare; consigliarli; guidarli nelle procedure e rintracciare i parenti per eventuali ricongiungimenti famigliari dando priorità a i più fragili, ossia bimbi e donne. Nell’estrema confusione di questi mesi troppi profughi si sono visti rifiutare il permesso, nonostante alcuni avessero pieno diritto di ricongiungimento famigliare anche in Svizzera, magari a causa di piccoli cavilli o per male interpretazione del terribile trattato di Dublino, purtroppo ancora vigente sul suolo Elvetico. Trattato quello di Dublino pieno di regole e contro regole che spesso viene ridotto a “Ti rispedisco da dove vieni!”.

Vero che tutto questo putiferio non ha svegliato l’Europa del nord che con molta calma e poca voglia applicano la“ Ricollocazione e reinsediamento”, soluzione da loro proposta  ma poco usata.

Il Cerbero Suisse che sta a guardia del cancello del Nord Europa è addomesticato dallo spirito umanitario Ticinese e Svizzero, ma il fastidioso stretto collare del Dublino e l’indolenza dell’Europa lo fa ringhiare ancor non poco….grrrrrrrr uofuof

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l’indolenza europea fa ringhiare il cerbero suisse

 

Croak: Olimpiadi Rio 2016… vince l’umanità.

Rio 2016 le olimpiadi che ancor prima d’iniziare hanno già dieci vincitori. Dieci atleti” multivittoriosi”, tutti facenti parte di uno stesso team multicolore, multiculturale, multilinguistico e multietnico. Sto parlando del team rifugiati che ha preso vita, grazie al impegno del comitato olimpico in collaborazione con l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), in occasione dei Giochi Olimpici 2016 a Rio.

Dieci atleti fra: due nuotatori siriani, due judoka congolesi, e sei corridori etiopi e sudanesi. Sono tutti fuggiti da violenze e persecuzioni nei loro paesi fra mille peripezie prima di ragiugere luoghi sicuri. Sono 10 profughi …10 asilanti come quelli per cui l’associazione Firdaus, in collaborazione con altre piccole/grandi organizzazioni umanitarie, si prodigano giorno dopo giorno.

10 persone che si sono distinti per coraggio, forza, caparbietà e talento…ecco un altro miracolo che si compie, come dicono loro stessi un sogno che si realizza, dopo tanta paura, tanti sacrifici e rischi. Un esempio commovente è quello della giovane  nuotatrice siriana, rifugiata in Germania. Nel 2015 Yusra Mardini, insieme ad altri 20 profughi,nella sua fuga si è trovata a salire su un gommone  il cui  motore dopo pochi minuti  di navigazione si è rotto. Ebbene per salvare i compagni di viaggio, fra cui molti bambini, che stavano sul suo stesso gommone e non sapevano nuotare,si è tuffata in mare e, insieme alla sorella e a due uomini,  ha spinto nuotando per 3 ore la barca  fin all’isola Greca di Lesbo.

10 uomini e donne che avevano perso tutto, casa, affetti, libertà,sogni, speranza e sicurezza. Hanno trovato, nei paesi che li ha accolti, uomini e donne che hanno saputo credere in loro fino a portarli alle Olimpiadi.

10 persone che, per ringraziare dell’accoglienza, erano pronti a difendere i colori del paese che gli ha dato asilo, ma poi con la creazione del team rifugiati si è resa necessaria la loro partecipazione in difesa dei diritti, valori, ideali positivi di tutti i rifugiati che vi sono nel mondo. Una nazione prolifica  quella dei rifugiati visto che  il numero  di guerre ,rivolte, rivoluzioni  nel mondo è in crescita e genera sempre più povertà e asilanti…asilanti e povertà.

hophophop umanità, etica, solidarietà e coraggio …croak

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hop hop hop croak