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“Apolide” una chimera a Locarno …

Gli apolidi sono 600mila nella sola Europa.

“Mamma cos’è un apolide?”

“Apolide? Un apolide è un cittadino del mondo. Sono tutti coloro che per diverse ragioni non hanno una cittadinanza, ossia non sono svizzeri, italiani, francesi, iraniani, cinesi, americani, palestinesi, israeliani o di qualsiasi altra nazionalità …sono semplicemente esseri umani. Vedi non hanno la carta d’identità o il passaporto. Sono senza patria, senza un luogo d’origine, non hanno doveri …”

“Allora sono liberi!”

“In un certo senso sì, ma è una libertà che costa molto cara. “

“Perché?”

“Perché vivono senza esistere. Sono sì cittadini del mondo, spesso vagano di luogo in luogo in una specie di apparente libertà, ma non sono liberi non essendo in condizioni di poter vivere dignitosamente. Non avendo patria, non hanno documenti. I sans papier sono senza protezione, aiuto, cura, sostentamento …sono senza diritti e questo fa divenire la loro libertà una prigione. Il mondo è governato dalla burocrazia, tutto deve essere ben identificato e catalogato, la nazionalità è alla base del diritto all’esistenza e quindi solo appartenendo ad uno stato, non importa quale, puoi studiare, curarti, lavorare, sposarti, avere figli, viaggiare, avere una casa, dei soldi, esprimerti, votare e fuggire dal tuo stesso governo se ti perseguita. “

“Quindi gli apolidi sono cittadini del mondo senza esistere…ma se non vi fossero più confini e stati? Saremmo tutti apolidi, quindi semplicemente liberi.”

Aprile 2018 Piazza Grande di Locarno per 11 giorni diviene il palcoscenico di un sogno … un mondo senza confini è quello che Oppy ha voluto rappresentare con la sua performance “Apolide”. La terra che si trasforma in un’isola felice… milioni d’identità, che rincorrendo la chimera di pace e libertà, si mescolano, confondono, fondono in una massa multiforme.

Nonostante la durata della performance sia stata più breve del previsto, non si può dire che l’opera non si sia conclusa con successo. Successo nonostante vandalismi, furti e aspre critiche? Ogni azione provoca una reazione uguale e contraria … l’indifferenza è sinonimo di fallimento, ogni azione artistica deve scatenare un’ondata di reazioni, siano esse positive o negative. Le performance in modo particolare nascono e muoiono per mano dell’artista, ma vivono ed evolvono grazie alle emozioni contrastanti che scatenano nello spettatore siano esse gioia, rabbia, cupidigia, bramosia, invidia, rispetto, ammirazione, amore o odio.

“Apolide” con i suoi 6’500 coloratissimi salvagenti è stata vissuta come  provocazione politica e criticata per la scelta di usare un materiale considerato inquinante ossia la plastica. Nonostante Oppy de  Bernardo abbia più volte dichiarato: “La mia intenzione era quella di rappresentare il mondo come dovrebbe essere secondo la mia personale opinione: un mondo senza confini. Indubbiamente comprende anche l’immigrazione, che però è un concetto ampio. Quanti ticinesi, per esempio, sono costretti a macinare chilometri o recarsi all’estero pur di lavorare? Anche questa è migrazione… Molti hanno detto “salvagenti = immigrati”. Ma non è questo il solo senso dell’opera, e ‘Apolide’ rimane di libera interpretazione. Volevo trattare con leggerezza e colori un tema importantissimo.” molti hanno proseguito a darle una connotazione politica vivendo quest’opera come una denuncia contro la cattiva gestione dei migranti …una forma di memoriale dei naufraghi periti nell’attraversamento del Mediterraneo.

Dopo 11 lunghi giorni, che hanno visto furti e decapitazioni dei salvagenti conditi da infinite polemiche, la performance si è conclusa con largo anticipo a seguito dell’uccisione della chimera dell’artista per mano della natura umana. Una morte annunciata che dona alla performance “Apolide” la possibilità di risorgere come opera attraverso la documentazione della distruzione della stessa.

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“Apolide” la chimera
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Croack : Lugano abbatti qua;abbatti là…. una città senza storia?

Lugano 2001 si spengono definitivamente i riflettori su l’indimenticabile casinò-teatro Kursaal. Sono ormai passati sedici anni dallo sventramento del palco più bello di Lugano. D’altronde di una sala con una acustica perfetta, dotata di uno splendido loggione e sovrastata da una cupola affrescata, Lugano che cosa se ne faceva ? Nulla! Il gioco d’azzardo era il futuro su cui puntare… sì, un cavallo che dopo pochi anni si è rilevato un cavallo zoppo.

Che fare ora? Cosa può dare lustro ed attirare turismo?  Lo shopping? La storia? Lo sport? Il divertimento?  Il benessere? Ii verde? Per decenni si sono visti cadere sotto le ruspe edifici storici e teatri; riseppellire reperti archeologici; snaturare l’originalità delle tipiche vie della vecchia Lugano; lasciare in abbandono o semi abbandono le rare strutture che sanno ancora raccontare la storia della città; sradicare interi viali alberati; cementificare aree verdi e negare il diritto alla storia. Purtroppo anche a Lugano non manca l’incapacità di valorizzare le risorse culturali territoriali, a partire dall’editoria ad arrivare alle mostre passando per la musica.

Cosa resta della città dolcemente adagiata sulle rive del Ceresio che nei secoli addietro ha ospitato innumerevoli artisti, scrittori, filosofi, architetti che hanno passato mesi ed anni sul territorio luganese.? Che fine hanno fatto le varie tracce del loro passaggio? Palazzi d’epoca e teatri sono finiti irrimediabilmente sepolti sotto chili di vetro cemento. A partire dall’abbattimento del Castello di Trevano nel 1961 passando dall’amputazione di villa Ciani fine anni sessanta inizi  settanta, con la distruzione delle  scuderie, arriviamo all’abbattimento sistematico di parchi, viali e quartieri  di un certo pregio storico e culturale. Esagerata? Il piano regolatore parla chiaro, si continua con la politica modernizzatrice e con lo stravolgimento di interi quartieri. Un esempio?  Il quartiere Montarina, un quartiere che meriterebbe di essere salvaguardato per il suo interesse storico/artistico/naturalistico,  che rischia di venir totalmente stravolto in nome della modernità. Ebbene sì come buona parte degli storici viali alberati della Lugano di un tempo, la “città giardino” del Montarina, promossa e in gran parte realizzata dall’arch. Americo Marazzi nel 1910, compie i suoi 107 anni temendo l’arrivo delle implacabili  moto seghe che cancelleranno un altro piccolo grande tesoro mal compreso e gestito  della grande Lugano.

Bellinzona coccola i suoi tre castelli ; Locarno lustra le rovine del castello e si mostra al mondo con il suo film Festival; Biasca è tronata ad avere un ruolo logistico; Airolo è la guardiana della porta sud delle Alpi; Chiasso si impegna a rinascere cavalcando le nuove tecnologie, l’istruzione e lo sport e Lugano… Lugano? Bhe ovviamente punta sulla cultura.

Lugano centro culturale? Sì ,non per nulla poco tempo dopo la chiusura definitiva dello storico cinema-teatro Cittadella è stato inaugurato IL LAC, un’opera dalle grandi aspirazioni con il suo teatro, i suoi spazi espositivi ei suoi angoli dedicati alla musica.  Una imponente costruzione, un poco sottotono, circondata da polemiche, lotte di potere e mancanze di vario genere. Una struttura apparentemente maestosa che propendendo verso le rive del Ceresio abbraccia un’ampia piazza, che pun desertico palco a cielo aperto, i cui costi di gestione preoccupano non poco l’amministrazione cittadina.

Al di là dei problemi e dei costi di gestione, il LAC è veramente in grado di controbilanciare lo scempio continuo che in nome della modernità si sta compiendo ai danni della collettività, della storia e dell’immagine della città di Lugano? Non è l’unico polo culturale che la città offre, fra i tanti spiccano lo Studio Foce, il MASI e  il nuovo Spazio Morel, ma sono sufficienti o…?No, poiché  il turista sosta in una città accogliente che ha qualcosa da raccontare. Lugano cosa riesce ancora a raccontare? Poco nulla purtroppo. I luoghi degni di nota della nostra città sono sempre meno e molti di quei pochi sono alquanto trascurati e sottovalutati nelle loro potenzialità, come l’Asilo Ciani, una piccola perla nel cuore della città a cui manca una sana ed adeguata manutenzione, che lo porti a divenire una cornice molto suggestiva e particolare per: concerti, mostre, eventi, matrimoni, feste e quant’altro.

Però infondo  a cosa servono i turisti? Sporcano, esigono, comandano, spendono e si aggirano per le vie entrando ed uscendo dei negozi in cerca di non si sa cosa per non si sa chi.

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abbatti qua… abbatti là e la storia se ne va

Hop hop hop Suisse…

 

Domenica 29 gennaio 2017 la Svizzera è rimasta con il fiato sospeso  per ore,  orecchie tese , sguardo scrutatore  che si perde lontano … molto lontano … oltre oceano … per infiniti   istanti   i  minuti  son parsi  ore … poc …poc…poc…con il cuore in gola, per la bellezza di  5 set, tutti  noi  rosso crociati, e non solo noi,   eravamo a  Melbourne  ad assistere  alla finale dell’Australian Open : Federer – Nadal.
Per un giorno  il mondo si è fermato davanti al sogno conquistato  dall’energia, l’eleganza e caparbietà di  un uomo semplice nella sua  grandiosità di sportivo. Eheee sì … il trentacinquenne basilese   Roger Federer ,reduce da un infortunio che lo ha costretto ad un lungo  periodo di  riposo, sì è conquistato  il suo 18° slam  vincendo la finale degli Austarlian Open  contro il  suo rivale di sempre Rafael  Nadal.
A ben pensarci la  vittoria di  Federer è un ulteriore  spinta positiva  alla politica di promozione, sostegno e divulgazione dello sport in Svizzera. Cosa c’entra la politica ?  Nulla se non fosse che … dal 1 ottobre 2012, con l’entrata in vigore della nuova legge di promozione  dello sport sia  a livello  popolare che agonistico, il governo ha messo in campo risorse, energie ed idee per sostenere il mondo dello sport elvetico.  In  collaborazione con i Cantoni , i Comuni e le organizzazioni  sportive, sono stati  elaborati tre piani programmatici : per lo sport popolare, per lo sport di prestazione e per l’edilizia  sportiva della Confederazione.  Solo a fine ottobre  2016 il Consiglio Federale  ha suggerito l’ampliamento della portata dei finanziamenti destinati a  sostenere, per i prossimi sei anni, lo sport elvetico.  I primi a beneficiare delle sovvenzioni  federali sono  realtà quali : Gioventù+Sport e le infrastrutture sportive di Macolin e  Tenero.
Cosa c’entra Federer con il programma d’allenamento della nostra amata Helvetia? Non centrerebbe se non fosse che…  la sola idea di poter aver altri sportivi rosso crociati del suo spessore  che porteranno, negli anni a venire, alta la nostra amata bandiera, farà storcere meno il naso a chi mal digerisce i  prossimi sei anni di cospicui investimenti destinati  allo sport . Investimenti fatti per sostenere quella che in verità si è rivelata essere una più che proficua e crescente industria.  Un industria  che dà lavoro a tempo pieno a ben  94‘400 persone( circa il 2.4% all’occupazione globale  Svizzera) ed ha aumentato ,negli ultimi 11 anni, la cifra d’affari arrivando a superare i 20 miliardi . Numeri da capogiroper quanto, a ben vedere lo sport tocca diversi settori, come:  il commercio  con la vendita di tutti gli accessori ed attrezzature; la sanità con tutte le infrastrutture fisioterapiche e il turismo.
Hop hop hop Helvetia mens sana in corpore sano. Mente sana …chissà  forse il prossimo passo del  Governo Federale sarà investire nella grande e proficua industria della cultura: musei, pittori, registi, scultori, attori, scrittori, compositori, musicisti, grafici, disegnatori…  Hop hop hop …Chissà se portando  a casa la dorata  statuetta a cui siamo  candidati con  «Ma vie de Courgette»… al posto di continui tagli …forse un giorno la cultura… Bhe , per ora   continuiamo ad allenar, dalla poltrona di casa, le gambe  con  Cancellara, le articolazioni  con la Gut e  … fiato e cuore con Federer … hop hop hop Suisse.

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hophophop suissesport