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Como/Chiasso : Il Cerbero Suisse e il Tam Tam umanitario…l’Europa?

“Che cattivo gusto sbattere  sui social e sui giornali, con tanto  di fotografie, le altrui disgrazie,  dolori ed affanni.” In questi mesi è stata  così criticata l’iniziativa di alcuni operatori umanitari che, per disgrazia o per fortuna, si trovano a rivestire anche dei ruoli istituzionali di rilievo che danno visibilità. Molti vorrebbero i politici chiusi nei palazzi governativi a legiferare fra dati, tabelle e statistiche… se no come possono poi  lamentarsi che la classe politica è deficitaria, assente, distratta, priva di una visione della realtà del paese ed attaccano gratuitamente chiunque, per qualsiasi cosa, urlando “I politici da noi pagati non fanno nulla!”?

Aiutare il prossimo in silenzio sarebbe la regola. Regola vera e giusta fino a poco tempo fa, ma è una regola ancor valida nella nostra società mediatizzata? Il politico fuori dalle stanze del potere non deve dare nell’occhio specie se, nel privato, è socialmente attivo. È alto il rischio di banalizzazione e riduzione del proprio operato a una semplice mossa politica di nessuna rilevanza umanitaria e sociale …ma oggi correre questo rischio è d’obbligo. Senza il Tam Tam mediatico nulla si muove o smuove. Giusto? Sbagliato? Chi può realmente dirlo. Nessuno ha l’effettivo diritto di poter giudicare la correttezza di questo meccanismo, essendo tutti schiavi del “ Se non ne parlano sui giornali, in TV, alla radio o sul Web il fatto non esiste”.

Esagerda? No! La dimostrazione l’abbiamo a Como. Se non vi fossero stati mesi di, articoli, post su FB con il relativo scatenarsi di polemiche, anche grazie alla possibilità di avere una certa visibilità di alcuni volontari, si sarebbe potuto arrivare ad avere un’area, con moduli abitativi, per ospitare e aiutare i profughi in transito a Como gestita dalla Croce Rossa? Dubito! Il Tam Tam mediatico ha portato in visita a Como-Chiasso alti funzionari Bernesi. Viaggio sicuramente organizzato per non far sentire i Ticinesi abbandonati da Berna, divenuto un’esperienza forte, di presa visione della realtà. Realtà che nessuna carta o dato, può certificare o descrivere. Realtà che se non vista, anche se solo per pochi istanti, non può essere creduta e capita. Come si possono trovar soluzioni a problemi che non si comprendono…e neppur immaginano?

Cosa ha prodotto tanto parlare, discutere, postare, litigare, filmare, testimoniare, fotografare e “toccar con mano”? Solo una visitina delle autorità con annesso corteo di giornalisti e l’installazione di un campo profughi poco lontano dalla stazione di Como? No!  L’attenzione si è innalzata al punto che il governo federale sta muovendosi, con tutta la sua mole di carte, per trovare una soluzione valida che non trasformi la Svizzera in un corridoio di transito o in una porta chiusa per il Nord d’Europa, molti dei migranti presenti a Como-Chiasso sono fragili hanno bisogno quanto prima di un alloggio, di aiuto e sostegno. Il Ticino è un cantone fragile, visto il difficile momento economico che sta vivendo, due fragilità che, senza un valido aiuto esterno, non possono convivere a lungo senza distruggersi a vicenda. Con il governo si sono mosse tutte le grandi  organizzazioni umanitarie internazionali e nazionali  come dell’OSAR (organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati) la cui direttrice Miriam Behrens soggiorna a Chiasso per poter meglio capire e valutare cosa sia più opportuno fare, considerando che fra rifugiati vi sono molte donne e bimbi. All’interno dei campi di transito e permanenza Pro Juventute allestirà delle aree di gioco, per aiutare i bimbi a superare i traumi di questa esperienza terribile e ritrovare un’apparente normalità.

Nel frattempo a Rancate un hangar verrà adibito a campo di transito, a spese della confederazione, per facilitare il compito delle guardie di confine presenti a Chiasso. Si spera che In questo centro si cerchi di capire dove i migranti vogliono e possono andare; consigliarli; guidarli nelle procedure e rintracciare i parenti per eventuali ricongiungimenti famigliari dando priorità a i più fragili, ossia bimbi e donne. Nell’estrema confusione di questi mesi troppi profughi si sono visti rifiutare il permesso, nonostante alcuni avessero pieno diritto di ricongiungimento famigliare anche in Svizzera, magari a causa di piccoli cavilli o per male interpretazione del terribile trattato di Dublino, purtroppo ancora vigente sul suolo Elvetico. Trattato quello di Dublino pieno di regole e contro regole che spesso viene ridotto a “Ti rispedisco da dove vieni!”.

Vero che tutto questo putiferio non ha svegliato l’Europa del nord che con molta calma e poca voglia applicano la“ Ricollocazione e reinsediamento”, soluzione da loro proposta  ma poco usata.

Il Cerbero Suisse che sta a guardia del cancello del Nord Europa è addomesticato dallo spirito umanitario Ticinese e Svizzero, ma il fastidioso stretto collare del Dublino e l’indolenza dell’Europa lo fa ringhiare ancor non poco….grrrrrrrr uofuof

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l’indolenza europea fa ringhiare il cerbero suisse

 

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Mentre il Cerbero abbaia, Don Camillo e Peppone italo-svizzeri soccoron…

Come  previsto, essendo  la Svizzera la porta del nord Europa, il Canton Ticino si trova a vestire i panni di Cerbero. Considerando che un terzo dei migranti clandestini, che sono stati trovati sul suolo elvetico, sono stati fermati in Ticino, mentre erano intenti ad attraversare il territorio diretti per lo più in al Nord d’Europa.Uomini, donne e bambini che passo dopo passo, metro dopo metro, giorno per giorno risalgono la penisola e giungono a Como. Lungo e le autostrade, le ferrovie, su e giù per i monti tentano di proseguire il loro viaggio verso il nord. Gli antichi sentieri alpini risorgono sotto gli stanchi passi di genti in fuga da guerra, distruzione, fame e morte. Nuove storie di lontani paesi, che si aggiungono alle storie di antiche popolazioni che quegli stessi sentieri hanno percorso per invadere, commerciare o fuggire.

Nella prima settimana di luglio sono state fermate 1321 persone entrate illegalmente nel Canton Ticino dall’Italia, oltre la metà sono eritrei,966 di questi migranti sono stati rinviati in Italia. I restanti 355 sono partiti oltre Gottardo e distribuiti nei vari centri d’accoglienza allestiti oltralpe. Le 966 persone accompagnate alla frontiera non desistono e così è iniziata un’infinita partita di tennis sul confine Italo –Svizzero…alcuni segnano punto altri no. Migliaia le persone disperate in fuga dalla guerra, dalla dittatura, il cui unico scopo è raggiungere volti amici, nell’estremo freddo nord europeo. Migliaia di uomini, donne e bambini in attesa di un cenno o di una distrazione del temibile cerbero posto al cancello d’Europa, ad un passo dalla loro meta.

Paradossale, a ben pensare, come la Svizzera proprio per il suo non essere in Europa si trovi a vestire gli stretti e difficili panni di severo, temibile, odioso guardiano che ferma e respinge. Grazie agli accordi di Schengen, non ancora riposti in discussione, per la Svizzera vige il trattato di Dublino, mentre per l’Unione Europea l’accordo di Dublino è caduto a gennaio 2016. Cosa centra Dublino con Schengen? Presto detto sono stati firmati insieme e avendo dei punti comuni, sul tema migrazioni, sono due accordi che non hanno senso l’uno senza l’altro. Nell’ambito dei negoziati tra la Svizzera e l’UE, i due accordi sono stati considerati come un unico trattato, per questo dal punto di vista giuridico la disdetta di uno dei due accordi comporta automaticamente la cessazione dell’altro. Quindi per la Svizzera il primo paese che registra la presenza sul suo territorio di uno straniero si prende carico di tale individuo e se il migrante sconfina quando viene fermato viene rimandato in quella Nazione che per prima lo ha registrato. Ecco perché noi Ticinesi ci troviamo a rimandare in Italia migliaia di “aspiranti rifugiati del nord”.  

Tutta questa  situazione  paraddosale è una buona ragione per abolire gli accordi di Schengen? No, per nulla, anzi dimostra solo di come  sedendosi al tavolo di trattativa sarà necessario discutere e firmare  ogni argomento  con attenzione. Troppo spesso, agli alti vertici  intenazionali  si stan trovando a dover  affrontare delle situazioni emergenziali e a dover  di cambiar direzione e decider d’applicare soluzioni provvisorie,transitorie, confuse e ineficaci.

In questi giorni  l’Europa cerca di porre toppe qua e là ; mentre Como, con tutta  la linea  di confine Italo- Svizzera, si trova a dover  misurarsi con il problema Profughi. Uomini ,donne e bambini  in fuga ,che non vogliono restare in Italia, Grecia, Turchia,est Europa e non vogliono fermarsi in Svizzera la loro meta è il Nord… la Germania, l’Inghilterra, la Svezia…loro puntano all’accogliente N…ho il dubbio che il Nord stia approfittando del fatto che noi ticinesi siamo abituati a ringhiare. Forse non sanno che abbaiamo e ringhiamo, specialmente quando ci portan via l’osso di bocca, ma poi non mordiamo. Così  se da una parte  si respinge, rimbalza, rinvia …dall’altra  si soccorre,aiuta e sostiene.

Borbottanti  e un poco sbuffanti  non son pochi i cittadini Ticinesi che si adoperano a soccorrere i migranti che sostano appena, appena, oltre confine, in territorio Italiano. Caritas , parrocchie ed associazioni Svizzere, come Firdaus, intervengono in stretta collaborazione  con  parrocchie, Caritas, Arci, diverse altre associazioni  Italiane e non mancano  neppur i Giovani Comunisti Italiani.

Or si  può dire che Como-Chiasso 2016 son come Brescello 1948 non mancan neppur le zanzare…

 

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Ticino …cerbero del Nord Europa