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"Dio rise e nacquero i sette dei che governano il mondo. Al primo scoppio di risa apparve la luce. Scoppiò a ridere la seconda volta e apparvero le acque, con successive risate vennero al mondo Hermes, il Destino e Psiche". ( autore ignoto ) Nata e cresciuta in Ticino, ho proseguito il mio cammino accidentato fra la svizzera italiana e la quinta svizzera. Leggo, cerco di capire ,rifletto, mi pongo domande. Cercando risposte: struso, pasticcio con le parole, le immagini e i pensieri... ironizzo, uso il paradosso e alle volte gioco con l'assurdo. Riflettere sorridendo...sorridere riflettendo... mai inventando solo giocando con notizie vere , verificabili grazie ai link di riferimento che metto in ogni testo per approfondire l'argomento.

1°agosto eco? Sì…No…forse…

Siamo ormai giunti al 728 compleanno della nostra amata Confederazione Helvetica.

Questo anno per la prima volta  ci si pone il problema opportunità di festeggiare il natale della confederazione con gli spettacoli pirotecnici…come mai? Terrorizzano gli animali domestici? Troppi incidenti nella manipolazione dei fuochi d’artificio? Il rischio incendio?  No  i fuochi d’artificio inquinano e l’allarme clima non può lasciarci indifferenti, ma un primo agosto senza spettacolo pirotecnico non perderebbe di fascino?

No e sì. I fuochi d’artificio, fin dalla loro invenzione nell’antica Cina, hanno sempre dato un tono spettacolare  alle feste grazie all’ingegno e all’abilità dei fuochisti, che nel corso  dei secoli hanno saputo affinare sempre più l’arte di disegnare nel cielo. Nulla può sostituire il fascino di colori e luci  che appaiono per poi scomparire lentamente giocando  fra loro nel cielo, spesso riflettendosi negli spechi d’acqua sottostanti. Certo  si può pensare a alternative altrettanto suggestive come i laser … infondo gli spettacoli pirotecnici  sono stati introdotti in tempi relativamente recenti fra gli elementi caratterizzanti la nostra festa nazionale, in una forma di sostituzione/integrazione dei tradizionali falò.

120 anni fa  il 1 agosto divenne il natale della Confederazione  Svizzera . Solo? Ebbene, se i pilastri della confederazione  furono gettati nell’agosto del 1291, con il famoso patto del Grütli, la festa nazionale venne istituita , su pressione della quinta Svizzera, nel non troppo lontano 1899 dall’esigenza di avere un giorno dedicato all’identità svizzera e al rinnovo dell’alleanza fra i popoli confederali costituenti la Svizzera.

 Una festa semplice costruita intorno al patto del Grütli . Inizialmente ci si limitò  a suonare le campane a festa la sera del 1 agosto. Nel corso del tempo si aggiunsero le allocuzioni del consiglio federale , i falò  e i lampioncini. Molti comuni istituirono la sfilata serale dei bambini con le lanternine e le bandiere dei cantoni. Con il passare degli anni il Natale della Patria  ha preso sempre più importanza, non solo per gli espatriati, tant’è che quando nel 1993 il popolo svizzero votò a favore della trasformazione del 1° agosto da normale giorno lavorativo con serata commemorativa a giorno festivo a tutti gli effetti.

I giochi pirotecnici? I fuochi d’artificio vennero inseriti quasi in sostituzione dei grandi falò che i comuni organizzavano sempre in commemorazione del patto. Però se il 1°agosto può essere festeggiato senza fuochi artificiali bisogna ricordarsi che il fuoco non simboleggia solo la purificazione e la rigenerazione, ma fa parte della vita e tradizione delle alpi. Basti pensare che intorno ai camini  si  svolgeva tutta la vita  delle svariate comunità domestiche. Inoltre i falò, come il corno delle alpi, erano  usati per comunicare da montagna a montagna ,da posto di segnalazione a posto di segnalazione. Quindi  se possiamo evitare in nome dell’ecologia i giochi pirotecnici, non possiamo fare a meno di festeggiare e ricordare le nostre radici di montanari svizzeri senza luci .

Buon 728 compleanno cara Helvetia…

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Elezioni cantonali ticinesi …cancelleria frettolosa…. caos garantito

Manca ormai poco meno di un mese all’appuntamento con le elezioni cantonali ticinesi. Questa tornata elettorale vede presentarsi 18 liste per il Gran Consiglio e 13 per il Consiglio di Stato. Ai partiti e movimenti tradizionali, si son aggiunte diverse nuove sigle. Il verdetto delle urne non è scontato dopo una legislatura complessa, che ha visto tutte le fazioni politiche travolte dagli eventi e catapultate in una crisi trasversale.

Quelli appena passati sono stati 48 mesi costellati da: scandali, fratture, defezioni, processi, illazioni, sbandamento, burocrazia sempre più farraginosa, errori di valutazione, errori amministrativi … che sia giunto il momento di pensare ad un cambiamento radicale?! Chi salirà a palazzo delle Orsoline per i prossimi 4 anni avrà l’arduo compito di riordinare… sì perché quella che sta per finire è stata una legislatura caotica fino all’ultimo istante. Esagero? Non direi visto che di recente si è dovuto ristampare il materiale di voto creando costi, ritardi, problemi e confusione. Cosa è successo?

Il problema è nato da un malinteso burocratico-amministrativo. Il 30 gennaio il Consiglio di Stato aveva stralciato il nominativo dell’avvocatessa Xenia Peran, poiché risultava cittadina svizzera residente all’estero non iscritta al catalogo elettorale, dalla proposta di lista per l’elezione del Gran Consiglio e del Consiglio di Stato della neonata Lega Verde. Prontamente l’avvocatessa Peran ha presentato ricorso dimostrando che avendo da poco trasferito la residenza principale a Milano, era normale che non risultasse iscritta al catalogo elettorale, anche se al momento dell’annuncio della sua presenza sul suolo italiano alla rappresentanza Svizzera aveva provveduto all’iscrizione al catalogo elettorale elettronico degli svizzeri domiciliati all’estero.

Il Governo ha preso atto della regolarità della candidatura ha accolto il ricorso reintegrando seduta stante la candidata nella lista per il Gran Consiglio, mentre il reintegro nella lista del Consiglio di Stato è giunto a fine febbraio. Purtroppo, la Cancelleria di Stato, al momento dell’accoglimento del ricorso del reinserimento del nominativo della candidata Peran nella lista del Consiglio di Stato, aveva già provveduto alla stampa e alla distribuzione nei vari comuni, per l’invio a tutti i fuochi, del materiale di voto. Ovviamente, con l’ufficializzazione dell’accoglimento del ricorso, si è prontamente provveduto al ritiro del materiale per le elezioni errato e alla sostituzione con nuovo materiale.

Nuove …vecchie….quale scheda è valida? A Palazzo delle Orsoline hanno deciso di cambiare da blu a verde il colore della scheda riguardante il Consiglio di Stato in modo da garantire il corretto svolgimento dello spoglio delle schede elettorali giunte via posta

In effetti la vicenda coinvolge gli elettori che votano via posta. Quindi, non essendoci la possibilità di votare su una piattaforma cantonale sicura di e-voting, i ticinesi che vivono all’estero devono prestare attenzione alle schede del materiale di voto che rinviano alle cancellerie dei comuni di riferimento, pena l’annullamento della scheda.

Quindi nella busta da rispedire, per le elezioni cantonali ticinesi del 7 aprile 2019, va messo: la carta di legittimazione di voto; la busta rossa contenete la scheda elettorale per il Gran Consiglio rossa e la busta blu contente la scheda elettorale per il Consiglio di Stato verde.

Il 7 aprile 2019 si avvicina e darà il via a un nuovo quadriennio…

Rosso con rosso ,blu con….

Il 10 febbraio 2019 alle urne … Ambiente vs Edilizia

Il primo appuntamento alle urne dei cittadini svizzeri quest’anno cade il 10 febbraio 2019.  L’iniziativa federale per la quale siamo chiamati alle urne riguarda la salvaguardia del territorio svizzero.

Tutti alle urne per votare su un solo argomento? Il tema della votazione è piuttosto delicato, per quanto in apparenza non sembri, «Fermare la dispersione degli insediamenti – per uno sviluppo insediativo sostenibile (Iniziativa contro la dispersione degli insediamenti)».

La proposta che i giovani verdi hanno depositato nel 2016, si snoda in pochi punti: 1) quartieri sostenibili >> Nell’ambito delle loro competenze, Confederazione, Cantoni e Comuni provvedono a pianificare il territorio in modo da avere aree abitative e lavorative, bene servite, costruite secondo i principi della moderna edilizia ecosostenibile a basso impatto ambientale, non dimenticando la dimensione uomo; 2) sviluppo edilizio all’interno delle aree urbanizzate >> proseguire con la politica iniziata con la LPT del 2013 non dimenticando che questo sviluppo deve conciliarsi con un’alta qualità di vita e rispettare le particolari disposizioni di protezione; 3)compensazione>> la possibilità di destinare a zona edificabile una determinata area verde unicamente se si rende agricola un’area edificabile di pari dimensione e rendimento; 4) Fuori della zona edificabile domina l’agricoltura >> sono autorizzati esclusivamente edifici e impianti a ubicazione vincolata destinati all’agricoltura dipendente dal suolo o edifici a ubicazione vincolata d’interesse pubblico; 5) edifici esistenti >> tutti i caseggiati ormai già costruiti fuori dai paesi e/o città sono protetti nella loro situazione di fatto, quindi in via eccezionale possono subire ampliamenti e cambiamenti di destinazione purché siano di lieve entità.

L’iniziativa sembra proporre di limitare l’urbanizzazione selvaggia salvaguardando le aree agricole, mentre la regolamentazione attuale? Anche se in misura minore la <revisione della legge sulla pianificazione del territorio>, approvata nel 2013 ed ora in vigore, contempla la lotta contro dispersione degli insediamenti e limita le aree edificabili alla sola stretta periferia di paesi e città. Purtroppo, questa legge sulla pianificazione del territorio ad oggi non è riuscita a valorizzare adeguatamente le aree verdi e soprattutto non ha veramente posto un reale limite alla speculazione edilizia.

«Fermare la dispersione degli insediamenti – per uno sviluppo insediativo sostenibile (Iniziativa contro la dispersione degli insediamenti)» racconta un ideale di vita sostenibile in armonia con l’ambiente circostante. Purtroppo, ridurre a zero l’apertura verso le periferie delle città, spingendo al massimo verso la progettazione edilizia interna ai centri cittadini, porterebbe l’innalzamento del rischio di trovarci a sacrificare all’altare delle esigenze urbane la vivibilità…guarderemo fuori dalla finestra e vedremo solo altre finestre.

Certo, nel testo si chiede alle istituzioni di pianificare il territorio con particolare attenzione alla sostenibilità dei quartieri, ma quanto questo è possibile oggi? Considerando la situazione attuale, ove si ha una parziale limitazione di edificazione all’esterno delle aree già urbanizzate, pare chiaro che il rigido blocco della creazione di nuove zone edificabili porterà all’aumento dell’altezza dei palazzi oltre a rendere ogni francobollo di terreno costruibile un bene prezioso, alimentando le speculazioni edilizie, aumentando i costi di costruzione e di conseguenza i prezzi delle abitazioni…nessuno vuole andare in perdita quindi altissimo è il rischio di veder le città a divenire dei grigi formicai semi deserti e nel contempo crescere i problemi d’alloggio.

Questo è un voto difficile forse perché l’ideale incontrerebbe la realtà a metà strada. Che il 10 febbraio 2019 vinca la scelta migliore …

ambiente vs edilizia