Ci volete disoccupati? Ci avrete pirati !

Martedì pomeriggio 11 luglio 2017 Bellinzona Palazzo delle Orsoline assediato? Bhe non direi assedio, ma semplice visita di protesta, una quasi banale marcia sul palazzo delle Orsoline, per consegnare le firme raccolte in favore dei 34 dipendenti ticinesi che a fine 2017 non vedranno rinnovato il loro contratto con la Compagnia di Navigazione del lago Maggiore. In un’intervista il direttore della NLM Gianluca Mantegazza denuncia che nel corso degli anni siano state ben pochi i contributi versati dalla Svizzera nella casse della società. Società che da anni non naviga in buone acque, forse a causa della crisi o forse del bisogno di rinnovarsi, magari varando nuovi natanti … che sia una mossa per battere cassa ed ottenere sovvenzioni dal governo Ticinese? Certo che se si costituisse un consorzio di navigazione ticinese … bhe in attesa di una soluzione logica e funzionale i 34 dipendenti della società di navigazione proseguono la loro protesta e dopo giorni e giorni di sciopero per rivendicare il diritto al lavoro ed a una vita dignitosa, eccoli camminare fianco a fianco ai sindacati, ai sostenitori e agli esponenti della sinistra al gran completo uniti ai PPDini, appoggiati dall’italianissima rifondazione comunista.

Eppure anche vista la natura della protesta manca qualcosa, anzi qualcuno … ma no magari è stato solo poco pubblicizzato la Lega non manca, non può mancare, sarà anch’essa sicuramente sulle barricate in difesa dei lavoratori ticinesi. No? Come no? No non ho letto le dichiarazioni del presidente cantonale üreg…. ehm PPDino che bacchetta i leghist … cosa? Il consigliere di stato Norman Gobbi ha invitato i 34 dipendenti a riprendere il lavoro e classifica le rimostranze come mezzo sindacale per ottenere più iscritti quindi più soldi, oltre che non aver mancato d’insinuare che gli scioperanti siano poco svizzeri(cito testualmente)”Ma è lo sciopero ad oltranza che più di tutto sta palesando un modo di fare non svizzero”

Un comportamento poco svizzero … cosa? Scioperare per il rispetto dei propri diritti in quanto lavoratori? Chiedere l’intervento e l’aiuto di tutti per cercare in qualche modo di salvare il posto di lavoro? Raccogliere le firme?  Consegnare la petizione? Essere critici nei confronti del governo e della dirigenza della società di navigazione? Rifiutarsi di chinare il capo davanti al Cappello di Gessler? Chiedere una maggior tutela anche al tavolo delle trattative? Chiedere di sapere quanto prima quale destino li attende? Forse all’onorevole Gobbi sono sfuggiti un paio di punti, fra il quali che lo sciopero e le manifestazioni sono un diritto sancito dalla carta costituzionale cantonale e federale. Ha forse dimenticato che la storia svizzera è costellata di serrate e manifestazioni di protesta di varia natura. Sicuramente gli sarà sfuggito che sempre storicamente la confederazione elvetica, a differenza di molti altri stati, ha visto indire alcuni scioperi solo per questioni squisitamente politiche. Scioperare è quindi non solo un diritto riconosciuto, ma fa anche parte della svizzeritudine, come la sana abitudine di essere critici e contestare le scelte del governo.

Certo l’onorevole Gobbi invoca con molta veemenza la ormai ottantenne pace del lavoro, concetto che in realtà non significa fare come le tre scimmiette e chinare il capo anzi. Con pace del lavoro si è sempre inteso la discesa in campo della grande arte della diplomazia elvetica e quindi l’apertura di trattative fra datori di lavoro e lavoratori coadiuvati dai sindacati con arbitro lo stato, trattative che il più delle volte portavano alla sottoscrizione di contratti collettivi di lavoro. Gli scioperi, se non compromettono i tavoli di trattativa fra dirigenti e dipendenti, sono ammessi, specialmente quando vi è il rischio che una delle parti ottenga solo un pugno di mosche.

Vero nel XX° non sono stati molti gli scioperi ed anche vero che per un certo periodo si vietarono le serrate dei dipendenti pubblici, ma … erano altri tempi. Tempi nei quali il famigerato dumping salariale non era l’ordine del giorno, il lavoro nero era temuto e non vi erano lavoratori costretti a chiedere l’aiuto sociale per arrivare a fine mese. Ormai lontana nel tempo è l’epoca nella quale bastava una discussione civile per arrivare a risolvere le controversie di vario genere che nascevano fra lavoratori e datori di lavoro. Un’altra era quella in cui: molti potevano permettersi il lusso di essere una famiglia monoreddito, perché anche se a fatica a fine mese ci si arrivava; il posto di lavoro era sicuro e ben retribuito, specialmente nel pubblico; il salario minimo  garantiva la sopravvivenza; non si temeva molto la concorrenza dei frontalieri; le scorrettezze contrattuali  erano un fatto raro; i contratti collettivi erano inviolabili; i clienti pagavano a scadenza; i datori di lavoro non sapevano come era fatto il banco dei pegni; i lavoratori non tremavano ad ogni  piè sospinto temendo di finire in disoccupazione e i sindacati avevano pochi motivi di far la voce grossa.

La pace del lavoro ha ormai 80anni non va mandata in pensione e nemmeno ricoverata all’ospizio. La pace del Lavoro è un vecchio modo di vedere e vivere il lavoro che ha ancora oggi una sua validità solo se affiancata e sostenuta dagli scioperi anche ad oltranza, cortei, petizioni, proteste e rivendicazioni.

 Ebbene sì, oggi per avere la pace del lavoro, il rispetto dei diritti e della dignità del lavoratore e dei cittadini, bisogna salire sulle barricate e lasciar libero lo spirito tipicamente elvetico che alberga sopito in noi facendo, come i garzoni della Zurigo medioevale e i marinai della Locarno moderna, una bella serrata ad oltranza.

ci volete disoccupati ci avrete pirati
Scioperare non è da svizzeri?

 

 

 

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