Pane maledetto

libertario2016

Avere un forno e una bottega era una fortuna, in una Svizzera schiacciata dai nervi Lo Stranierodell’Europa in crisi. Alberto aveva sedici anni e tirava la cinghia, in buona compagnia. Padre italiano, italiano lui e i suoi fratelli. Alla bottega del pane gli facevano credito solo perché la mamma era di Claro. La famiglia proprietaria era una di quelle patrizie, venata dalla sottile prepotenza dei creditori che usano il guanto della carità per nascondere il pugno di ferro.

La storia si fece ingovernabile quando Alberto, prostrato dall’inedia e dalla sottomissione, un accidentato giorno rubò un filone di pane bianco. Rapida inchiesta familiare e la madre si presentò con lo scialle di tutti i giorni a chiedere scusa per il delitto del figlio. I soldi della pagnotta in mano.

– A ciamom la polizii – disse il padrone. E così fece.

I poliziotti giunsero da Bellinzona di malavoglia.

– Guardi che se…

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